Ann Demeulemeester FW26 celebra il dialogo interiore con "Dear Night Thoughts"
“Le nostre esperienze passate e le aspettative ci trattengono ancora o questo è il momento perfetto per ritrovare noi stessi?”
La Ann Demeulemeester Autunno/Inverno 2026 presentata alla Paris Fashion Weekha confermato che il marchio resta un santuario unico per gli spiriti inquieti della moda. Occupando il Refectoire des Cordeliers, Stefano Gallici è tornato nello spazio che ha definito i primi anni della maison per presentare la sua collezione “Dear Night Thoughts”. Nelle note di sfilata, il direttore creativo condivide un frammento delle sue riflessioni notturne: “Stanotte ho sognato di quando ci sballavamo nel nostro piccolo East of Eden, ascoltando Sweet Sixteen, un po’ tristi perché ci sentivamo già diciassettenni. Cantavamo insieme ai nostri eroi, trentatré giri al minuto.”
Arrivare a una sfilata di Ann Demeulemeester è un’esperienza intimamente diversa dalle altre: Gallici è riuscito a trasformare il marchio in un magnete per una nuova comunità di creativi che preferiscono la sua personale visione di romanticismo venato di rock alle rigide imitazioni d’archivio e alle folle in preda alla smania di contenuti.
L’atmosfera affondava le radici nello storico dialogo del brand con letteratura e musica. Una performance live di Beguiling Junior ha imposto un mood suggestivo, intrecciando la voce di Allen Ginsberg nella colonna sonora. La passerella stessa ha unito generazioni di cool: Billy Idol ha sfilato con un mantello di pelle frangiato mentre Jimmy Page dei Led Zeppelin osservava dalla prima fila, accanto a muse contemporanee come Lourdes Leon e Tokischa. Fondendo lo spirito ribelle di poeti come Arthur Rimbaud con silhouette contemporanee, Gallici ha fatto sì che Ann Demeulemeester non fosse solo un’etichetta di culto, ma una proiezione viva di quella cultura giovanile spesso assente dal discorso della moda mainstream.
Quanto ai capi protagonisti, la collezione trae la sua forza da un dosaggio mirato di influenze storiche e contemporanee. Gallici ha lavorato sulle silhouette ottocentesche e sui classici del guardaroba collegiale con una ruvidità deliberata, proponendo pelli “arrugginite” e denim sfrangiato con profili dorati. I maglioni varsity consunti vengono reinventati come abiti, mentre sottogonne di pizzo si accompagnano a biker boots per evocare un senso di imperfezione intenzionale.
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