Kat Milne firma gli spazi più cool della moda: il nuovo è quello di Damson Madder

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Kat Milne, Damson Madder

Forse non conosci Kat Milne di nome, ma con ogni probabilità hai già incrociato il suo lavoro. La designer e direttrice creativa è la mente dietro alcuni degli spazi più chiacchierati della moda, da Climax Books a Londra e New York al Heaven by Marc Jacobs store, Sandy Liang per i set di sfilata, Peachy Den il flagship di Soho e una serie di pop-up memorabili. I suoi ambienti immersivi sono diventati parte integrante dell’identità di un brand tanto quanto le collezioni stesse.

Ora Milne porta la sua visione inconfondibile da Damson Madder. Mentre il cult label britannico inaugura il suo primo corner da Selfridges, amplia il suo universo oltre il guardaroba con uno spazio che è al tempo stesso casa e galleria. Ispirandosi al Surrealismo, Milne traduce i codici giocosi del brand in un ambiente retail intimo, dove trapunte su misura, sculture in betulla dal gusto giapponese e dettagli in acciaio inox creano un dialogo inaspettato tra morbidezza e struttura. Il risultato è uno spazio che racconta la cifra di Damson Madder: un mix di femminilità, funzionalità e design consapevole, che offre al pubblico un modo nuovo di vivere il brand.

Abbiamo incontrato Milne per parlare dell’ispirazione dietro il progetto, del ruolo sempre più centrale delle emozioni nel retail fisico e di come progettare spazi sia diventato una delle frontiere creative più interessanti della moda. Continua a leggere l’intervista.

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Ci racconti qualcosa di te e di come ti sei avvicinata al design?

Sono una designer con base a New York, lavoro a livello internazionale e ho il privilegio di essere cresciuta in Asia. I miei anni a Tokyo, in particolare, continuano a nutrire il mio lavoro. Ho una formazione in architettura, che mi permette di spaziare dalla progettazione completa di spazi alle installazioni concettuali, fino ai set, ai mobili e agli oggetti.

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Hai firmato spazi per brand come Marc Jacobs, Peachy Den, Climax Books e ora Damson Madder. Ci racconti qualcosa di questo nuovo progetto e di come è nata la collaborazione?

Come molte grandi relazioni, è iniziata con una Instagram DM. Ero entusiasta che il brand mi avesse scritto e ancora più incuriosita dopo aver parlato con il team. Hanno un’attenzione quasi maniacale per la loro cliente, che si riflette nei minimi dettagli dei capi, oltre a un forte interesse per la ricerca concettuale. Le nostre conversazioni sono arrivate subito al tema della girlhood e della femminilità contemporanea, che è diventato la principale fonte d’ispirazione per lo spazio.

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Come hai dato vita a uno spazio che sembra una galleria dedicata alle gioie della girlhood?

Il concept nasce per evocare una curiosità infantile, pur mantenendo una dimensione decisamente adulta, un po’ straniante ma sempre accogliente!

Concretamente, come si presenta l’inizio di un progetto come questo per te? Parti da schizzi, materiali, moodboard, conversazioni?

Ogni progetto per me parte dall’individuare la sua tensione centrale. È esplorarla che rende il lavoro interessante. Da lì comincio a fare ricerca: leggere, guardare, ascoltare. A volte la porta d’accesso è un film, altre volte un libro o un racconto che qualcuno mi fa del tragitto casa-lavoro. Può essere davvero qualsiasi cosa!

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Selfridges è uno spazio iconico. I vincoli del progettare all’interno di un piano retail esistente hanno portato con sé opportunità o sfide creative inaspettate?

Gli spazi wholesale sono sempre interessanti perché ti costringono a ragionare in modo critico sul contesto: come emergere e, allo stesso tempo, offrire allo sguardo un punto di quiete in un ambiente affollato.

Come vorresti che si sentissero le persone quando entrano per la prima volta nello spazio?

Spero che lo spazio inviti a rallentare e ad essere curiosi, ad avvicinarsi un po’ di più e scoprire i dettagli sia dell’ambiente sia del prodotto.

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Se qualcuno esce senza comprare nulla ma se ne va con uno sguardo diverso su Damson Madder, che cosa speri abbia portato via dallo spazio?

Quanto il brand sia davvero attento al dettaglio. Spero che lo colgano nelle raffinatezze dello spazio, come le trapunte realizzate ad hoc con le iniziali “DM” intrecciate.

Che cosa possiamo aspettarci da te in futuro? Ci sono progetti entusiasmanti in arrivo?

Sì, ho in cantiere alcuni progetti davvero entusiasmanti con brand che lanceranno durante NYFW, poi Parigi più avanti nell’anno. Sto anche lavorando ad alcuni pezzi di arredo più concettuali miei, che spero di poter condividere presto.

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