Per decenni, lo sport femminile è stato storicamente vittima dei soliti vecchi cliché. Quando si richiedono maggiori fondi, c’è sempre chi si affretta a far notare che lo sport e le atlete non generano gli stessi profitti dei colleghi uomini. E quando si invita a seguire e sostenere la squadra femminile locale, non manca mai chi si comporta come se fosse uno sport completamente diverso, solo perché a giocarlo sono delle donne.
Il concetto stesso di sport femminile è sempre stato legato agli uomini. Per decenni, le donne nello sport sono state un ripensamento, con campionati e tornei nati solo anni dopo che gli equivalenti maschili avevano già conquistato un successo incredibile e fan in tutto il mondo. Questo legame intrinseco e, in molti casi, la dipendenza dagli uomini e da organizzazioni maschiliste è ciò che alimenta i cliché che sentiamo spesso. Ma cosa succede quando si elimina del tutto la controparte maschile?
A dispetto degli scettici, negli ultimi anni si è registrata una richiesta travolgente di nuovi campionati, tornei e occasioni per ammirare le atlete in azione. La WNBA e la NWSL sono più seguite che mai. Negli Stati Uniti, baseball e hockey vantano finalmente leghe professionistiche femminili. Nel complesso, lo sport femminile sta crescendo a un ritmo così serrato che per un pugno di leghe e molta burocrazia è quasi impossibile tenere il passo. Così, le donne hanno iniziato a crearne di proprie.
L’idea di indipendenza è il tratto distintivo di questa nuova era dello sport femminile. A dire il vero, le leghe femminili indipendenti non sono un fenomeno del tutto nuovo nel mondo dello sport. La NWSL, così come la Women’s Professional Soccer e la Women’s United Soccer Association che l’hanno preceduta, ne è uno degli esempi più illustri. Questo campionato ci ha offerto un primo assaggio di come possa essere lo sport femminile senza i vincoli, le regole, gli standard e le aspettative degli uomini a frenarlo: e può essere davvero glorioso.
La NWSL è attiva dal 2013, creando una propria cultura attorno al “gioco più bello del mondo” e costruendo un’infrastruttura pensata per resistere alla prova del tempo, ma è negli anni Venti di questo secolo che lo sport femminile ha iniziato ad abbracciare davvero l’indipendenza. L’improvvisa ondata di interesse verso le discipline femminili ha portato alla nascita di leghe indipendenti in alcuni degli sport più popolari, pronte a competere con quelle già esistenti.
Forse la più nota tra queste leghe emergenti è Unrivaled. Se la WNBA è ancora considerata una costola della NBA – nonostante la recente rinascita che l’ha portata persino a superare le vendite dell’NBA All-Star Game la scorsa estate – Unrivaled gode di vita propria. Fondata dalle veterane della WNBA Napheesa Collier e Breanna Stewart, questa lega di basket tre contro tre nasce da un problema condiviso dalle più grandi stelle del campionato. Durante la pausa della WNBA, molte giocatrici scelgono di andare a giocare all’estero, scontrandosi però con regole e restrizioni specifiche. Così, Collier e Stewart hanno pensato a un’alternativa off-season in patria, attirando a sé l’élite della WNBA.
In vista della sua terza stagione, al via a gennaio 2027, ha già raccolto un seguito enorme, attirato investitori di grido e persino infranto il record di presenze per il basket professionistico femminile.
Attualmente, il basket femminile è uno degli sport in più rapida ascesa al mondo: non sorprende, quindi, che fin dal suo debutto nel 2025 Unrivaled sia stato un successo quasi immediato. Nel mondo della corsa, uno sport già di per sé definito dall’individualità e dalle prestazioni autonome, la tendenza assume sfumature leggermente diverse.
ATHLOS prende l’idea di indipendenza nello sport femminile e la porta a un livello superiore, puntando sull’empowerment e sulla valorizzazione delle atlete. Inaugurato nel 2024, questo evento di atletica leggera professionistica interamente al femminile è diventato in breve tempo un appuntamento imperdibile. Proprio come Unrivaled, rappresenta un’altra preziosa occasione per ammirare il meglio del meglio in pista, da Sha’Carri Richardson e Gabby Thomas a Keely Hodgkinson.
Offrendo alle atlete la possibilità di brillare di luce propria, l’energia positiva di ATHLOS è davvero palpabile. Sostituendo i classici trofei con vere e proprie corone da indossare, il messaggio per chi guarda è cristallino: le donne meritano di essere celebrate in ogni occasione.
L’After Dark Tour globale della Nike è un’altra celebrazione delle donne che corrono, sebbene su scala più ridotta e amatoriale. Rivendicando la notte per le runner, il tour ha preso vita propria, inondando i feed dei social media e colmando un vuoto per le podiste di alcune delle più grandi metropoli mondiali.
Ma l’indipendenza non si manifesta solo con nuove leghe o eventi una tantum. È un traguardo per cui le donne dello sport lottano da decenni. Indipendenza significa vedere il Kansas City Current inaugurare il primo stadio al mondo dedicato al calcio femminile, lanciando così una tendenza che ha spinto decine di squadre a seguirne le orme. Indipendenza è vedere club come le London City Lionesses o il Como Women staccarsi dal tradizionale modello “due squadre, un solo club” per cui è diventato celebre il calcio europeo. Al contrario, queste realtà stanno costruendo la propria storia senza alcuna affiliazione a un team maschile: un’idea a dir poco rivoluzionaria per il calcio femminile nel Vecchio Continente.
Progresso. È una parola che aleggia spesso quando si parla di sport femminile. Ed è vero, i passi avanti ci sono stati, ma c’è ancora molta strada da fare. Purtroppo, il modo in cui percepiamo e interagiamo con lo sport femminile è ancora fortemente androcentrico. Viviamo ancora in un’epoca in cui una partita delle finali WNBA deve passare in secondo piano rispetto alla partita inaugurale della regular season NBA, semplicemente perché gli uomini hanno la priorità.
Condividere palazzetti, stadi e campi con le squadre maschili è la prassi, e di solito le donne hanno la peggio. È pensabile che ogni franchigia sportiva femminile costruisca le proprie arene e i propri centri di allenamento? Al momento sembra un’ipotesi incredibilmente remota, ma 15 anni fa lo era anche l’idea che le Atlanta Dream giocassero alla State Farm Arena.
Trent’anni fa la WNBA non esisteva. Nella maggior parte dei Paesi mancava del tutto un’infrastruttura per il calcio femminile professionistico. La sola idea di un campionato di pallavolo femminile professionistico avrebbe suscitato ilarità. Ciò che oggi ci sembra impossibile, nei prossimi due decenni potrebbe diventare semplicemente la norma.
I semi sono già stati piantati e, a quanto pare, il futuro dello sport femminile sarà all’insegna dell’indipendenza.