Scopri EMPATH, il nuovo brand preferito di Charli XCX
Dalla festa di compleanno alla sua recente esibizione a Londra, Charli XCX non ne ha mai abbastanza del brand di Los Angeles.
Se avete tenuto d’occhio i look di Charli XCX negli ultimi tempi, è probabile che abbiate già incrociato EMPATH. Il brand di Los Angeles è diventato discretamente uno dei preferiti della popstar — avvistata di recente con l’abito UZU del marchio per i festeggiamenti del suo 34° compleanno — e di un numero crescente di celebrity, tra cui Kylie Jenner, Anya Taylor-Joy, Tinashe e KATSEYE. Dietro la sua crescente aura cult, però, c’è una filosofia progettuale rigorosa, radicata nella storia personale della fondatrice e designer Emily Arakawa.
Di origini giapponesi e singaporiane e cresciuta tra culture diverse, Arakawa attinge alla sua formazione a Tokyo, fondendo riferimenti al grunge d’archivio giapponese con la sobria raffinatezza del minimalismo anni Novanta. Ne nasce un guardaroba dal sapore nostalgico, difficile da collocare con precisione, che bilancia silhouette rilassate e un’attenzione discreta alla costruzione e alla matericità.
Ogni capo EMPATH viene disegnato e prodotto tra Los Angeles e il Giappone, dove Arakawa collabora a stretto contatto con atelier e piccoli laboratori locali. Anche i materiali sono scelti con grande cura: deadstock di provenienza locale si combinano con tessuti speciali importati dal Giappone e dalla Corea, privilegiando le fibre naturali.
Mentre EMPATH continua a entrare nei guardaroba di alcuni dei nomi più influenti della cultura pop, Hypebae ha incontrato Arakawa per parlare delle origini del brand, delle sue influenze creative e del perché EMPATH stia conquistando una nuova generazione di cool girl: da chicca per chi è del giro a segreto da custodire gelosamente. Leggete l’intervista completa.
Ci racconti qualcosa di EMPATH e di come hai fondato il brand?
Ho fondato il brand nel 2021, quando lavoravo ancora in un’azienda. Ho iniziato in piccolo, lanciando un completo coordinato di top e pantaloni e fotografandolo addosso alla mia coinquilina, nel salotto di casa. Ogni giorno, dopo il lavoro, andavo nel distretto della moda per collaborare con modellisti e prototipisti. Non avevo una formazione nel design o nella moda, quindi all’inizio è stato tutto molto sperimentale: imparavo per tentativi ed errori.
Cosa ti ha spinto a fare il grande passo e a creare i tuoi capi?
Fondare EMPATH mi è sembrato l’unico modo per tornare nel mondo della moda. Per via della mia situazione con il visto, non potevo lavorare legalmente nel settore come avrei voluto; l’unica strada che vedevo era crearmene una da sola e costruire qualcosa di mio. In un certo senso, è stato proprio quel limite a spingermi a dare vita a EMPATH.
Sei di origini giapponesi e singaporiane e sei cresciuta a Tokyo. In che modo il tuo background influenza le tue creazioni?
Crescendo a Tokyo, da bambina passavo quasi ogni weekend a girovagare per Shibuya e Harajuku. I Duemila erano il momento d’oro dell’era gyaru e la moda street giapponese era attraversata da tantissime sottoculture. Mi attiravano soprattutto i brand indie più grunge, rock ’n’ roll e bohémien che allora riempivano Shibuya 109: tanto denim effetto vissuto, maglieria morbida e rilassata, pellicce e moltissimi colori slavati e terrosi. Amavo il modo in cui materiali bellissimi potessero assumere un’aria grezza, imperfetta e vissuta. Il mio approccio è molto più essenziale e minimal, ma mi piace ancora inserire elementi di quella disinvoltura un po’ spettinata in qualcosa di più pulito, trovando l’equilibrio tra le due.
Ora che produciamo molti dei nostri capi in Giappone, mi sento ancora più legata a quel lato della mia formazione. Mi piace poter lavorare con tessiture, tessuti e piccole fabbriche giapponesi e portare questa maestria artigianale in un brand profondamente plasmato anche dalla mia vita a Los Angeles.
Quali sono le tue maggiori fonti di ispirazione?
Adoro collezionare vecchie immagini di sfilate, editoriali, fotogrammi cinematografici e libri di fotografia. Mi piace raccogliere riviste degli anni Novanta e Duemila, come Jap (ジャップ), e vecchi numeri di i-D. Amo lo stile fotografico di Juergen Teller, Norbert Schoerner, Helmut Newton e Kishin Shinoyama, che ha senz’altro influenzato il mio modo di disegnare e di realizzare le campagne.
Charli XCX si vede spesso con addosso Empath e, di recente, ha indossato un capo su misura per il suo compleanno. Com’è iniziata la vostra collaborazione? Ci racconti qualcosa di questo rapporto?
È nato tutto in modo molto naturale. Chris Horan e il suo team ci hanno contattato per selezionare alcuni capi per Charli e ci hanno chiesto se fossimo interessati a sviluppare look su misura per le sue performance. A Londra ha indossato la Willow Hooded Dress e la Uzu Dress, poi abbiamo creato per lei una versione su misura a righe della Uzu. È stato davvero emozionante vedere Charli integrare questi look nel suo guardaroba personale. L’Uzu Dress a righe era stata pensata inizialmente per un’esibizione, quindi non immaginavo che l’avrebbe indossata per il suo compleanno: per questo mi è sembrato un momento ancora più speciale e personale.
Tra le altre star che indossano Empath ci sono Kylie Jenner, KATSEYE, Anya Taylor-Joy e Tinashe. Chi sogni di vestire in futuro?
Mi piacerebbe moltissimo vestire Rosalía. Amo la capacità trasformativa del suo stile e mi piacerebbe creare qualcosa su misura per lei. Mi piacerebbe anche vestire FKA twigs: ha qualcosa di ultraterreno e adoro il modo in cui usa la moda come estensione delle sue performance e dei personaggi che crea. Mi piacerebbe inoltre vestire Gabbriette e Alex Consani: sono vere It-girl, con uno stile incredibile.
Molti dei tuoi capi sono molto portabili e realizzati con materiali confortevoli. Su cosa ti concentri principalmente quando disegni?
Penso che l’esperienza tattile di indossare un capo sia importante quanto il suo aspetto. Mi concentro molto sulla creazione di pezzi facili da indossare ogni giorno e fatti per durare nel tempo. Spesso si tratta di realizzare un capo apparentemente semplice, costruito con cura e in un tessuto straordinario.
Chi è la ragazza EMPATH?
La ragazza EMPATH ha un forte senso di sé. È curiosa, indipendente e ha un piccolo universo tutto suo, fatto di interessi e ossessioni di nicchia. Ama i vestiti, ma non lascia che siano loro a definirla: in lei c’è una naturalezza innata. Le sta a cuore il mondo, il modo in cui le cose vengono realizzate e l’impatto che hanno.
Adoriamo l’abito Uzu. Hai un capo preferito tra quelli che hai disegnato?
Forse il mio capo preferito sono gli Stomata Slacks, che riassortiremo per l’autunno: sono il pantalone a vita bassa perfetto, elegante ma morbido, con un movimento davvero unico quando si cammina. Negli anni questo modello è diventato una silhouette distintiva di EMPATH, che ho reinterpretato in moltissime versioni e che sento profondamente al cuore del brand.
Come immagini il futuro del brand? Cosa c’è in programma per EMPATH?
Mi piacerebbe realizzare più look su misura per le performance e collaborare con altri brand, magari nel sportswear o negli accessori. Vorrei anche creare fashion film più divertenti e dal respiro internazionale, e organizzare qualche bella festa.



















