Dopo quasi un decennio trascorso a scovare capi che non sapevate nemmeno di cercare, le fondatrici di Café Forgot, Vita Haas e Lucy Weisner, ne creano alcuni in proprio. Il duo lancia Forgot, una nuova linea di essenziali giocosi e dalle linee pulite, che porta la loro inconfondibile visione newyorkese nel guardaroba quotidiano.
Da quando hanno aperto Café Forgot nel 2017, Haas e Weisner hanno costruito un’istituzione indipendente della moda, di culto, attorno a stilisti emergenti, scoperte inattese e all’arte di vestirsi. Ora riversano nel loro marchio tutto ciò che hanno imparato sul campo, in negozio.
Forgot rielabora idee d’avanguardia in abiti pensati per essere indossati davvero: pantaloni con risvolto ripiegabile, capi a strati adattabili e una felpa con cappuccio che può diventare anche un abito. I capi nascono da anni passati a osservare i clienti sperimentare con l’abbigliamento, dalle scollature verso cui tendono alle combinazioni di colori a cui tornano puntualmente.
Quella tensione tra fantasia della moda e realtà quotidiana attraversa anche la campagna. Ispirandosi ai primi reality show con cui sono cresciute — tra tirocini, drammi e look sfacciatamente poco pratici — Haas e Weisner hanno voluto raccontare anche il lato meno glamour del lavoro nella moda. «Il sogno e l’umiliazione convivono sempre», spiegano, ricordando settimane in cui si passava dal pulire il vomito di un cliente al vestire Sky Ferreira.
Un concetto perfetto per abiti pensati per accompagnare la vita vera. Capi che possono portarvi «dal trasporto di scatoloni a una festa», colmando il divario tra la fantasia della moda e tutto ciò che accade dietro le quinte. L’ispirazione della collezione è altrettanto personale: attinge ai guardaroba delle fondatrici, allo staff di Café Forgot, a stagisti e clienti affezionati, accostando riferimenti che vanno da Petit Bateau e agnès b. a Fiona Apple, Cory Kennedy e Mazzy Star.
In arrivo alla fine di settembre, Forgot è in sostanza la risposta a una domanda che Haas e Weisner hanno sentito innumerevoli volte in negozio: «Con cosa sta bene questo?». Questa volta, la risposta l’hanno disegnata loro stesse.
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