L’invito a una sfilata della fashion week di solito offre un indizio su ciò che verrà. Quello di FENDI per questa stagione riportava semplicemente: «Mi piace il mio corpo quando è con il tuo corpo». Il primo pensiero poteva essere di sorpresa, ma state tranquilli: non sono parole di Maria Grazia Chiuri. Sono tratte da una poesia del poeta americano E.E. Cummings, scritta nel lontano 1925.
A legare queste parole alla sfilata che è seguita è un’esplorazione delle relazioni. Per Cummings, si trattava di amore e connessione; per Chiuri e Fendi, invece, del rapporto tra la moda e il corpo che la indossa. La collezione ha indagato questo legame partendo da una serie di capi intimi, realizzati con pizzi delicati, ricami e tonalità pastello, per evolvere poi in una serie di look in stile costume ispirati a Raffaella Carrà.
Anche l’allestimento della sfilata attingeva a un’altra fonte d’ispirazione: Cubo di specchi (Mirror Cube), opera dello scultore italiano Luciano Fabro. Il risultato, che costringeva «gli spettatori al confronto», poneva il pubblico davanti a una scatola specchiante al cui interno sfilavano le modelle.
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