Come l’etichetta londinese Arodazi è diventata un’icona dello street style
Abbiamo parlato con la founder Izadora Hodges per scoprire tutta la storia.
Arodazi è stato fondato da Izadora Hodges nel 2023, dopo che una semplice conversazione con un’amica ha portato a una consapevolezza molto più grande. Ispirato al tempo trascorso in viaggio tra India e Vietnam, il brand è anche il risultato dell’infanzia di Hodges, vissuta in parte in Asia, e delle donne che la circondavano.
Dalla sua nascita, Arodazi è diventato un punto fermo tra la fashion crowd londinese, soprattutto durante la fashion week. Se ancora non ti dice nulla, basta uno sguardo alla giacca o ai pantaloni Oshi per rinfrescarti subito la memoria.
Ora che il brand ha lanciato la collezione Spring e si prepara all’uscita Summer, abbiamo parlato con Hodges per scoprire qualcosa in più sulla storia di Arodazi, sui suoi best-seller Oshi e sui suoi piani per il futuro.
Scorri per leggere l’intera intervista.

Raccontaci un po’ della decisione di fondare Arodazi. Qual è stato per te lo scatto iniziale?
Avevo 19 anni e non avevo idea di cosa volessi fare nella vita. Avevo studiato fashion design al college, ma in pieno periodo COVID, quindi in realtà non ho imparato a cucire lì, però mi ha davvero aperto una porta. Dopo un lungo periodo in India, finiti gli studi, dove da bambina andavo spesso e per lunghi periodi, mi sono scontrata con la realtà: avevo bisogno di qualcosa che desse senso alla mia vita. Ero seduta fuori dal negozio di un amico e ho iniziato a parlare con lui del suo lavoro. Lui e la sua famiglia gestivano una piccola fabbrica di abbigliamento… ho disegnato il mio primo modello ed è così che è nato Arodazi.
Da dove arriva il nome?
È il mio nome al contrario! Avevo annotato tantissime possibili opzioni, ma Arodazi era quella che aveva più senso di tutte!
La Oshi Jacket e i Trousers sono diventati in poco tempo tra i tuoi pezzi più riconoscibili. Cosa puoi raccontarci del processo creativo che c’è dietro queste silhouette?
Ero seduta in un coffee shop in Vietnam e volevo creare qualcosa in cui sentirmi cool ma anche comoda, soprattutto trovandomi in un paese caldo ma leggermente conservatore. La button jacket è arrivata un po’ dopo, come evoluzione del design originale: l’idea era quella di creare un modello più coprente ma comunque valorizzante, che facesse sentire chi lo indossa a proprio agio e potente.
Da dove nasce, di solito, la tua ispirazione creativa?
Gran parte dell’ispirazione per i miei capi viene dalla mia infanzia. Essendo cresciuta per metà in Asia, ho capito come le donne esprimessero davvero la propria femminilità attraverso l’arte dei tessuti, del colore e delle silhouette. Ho voluto portare tutto questo nelle mie collezioni, per permettere ad altre donne di viverlo in prima persona.
La sostenibilità e il design responsabile sembrano essere al centro dei principi di Arodazi. Perché sono così importanti per te e come ti assicuri che il brand produca solo ciò che è davvero necessario?
Realizziamo tirature super piccole per ogni drop, così da non avere assolutamente nulla in avanzo. In più riduciamo al minimo gli sprechi di tessuto ordinando ogni volta quantità estremamente precise. L’unico lato negativo è che le persone a volte devono aspettare un po’ per trovare ciò che vogliono disponibile, ma è decisamente meglio che vedere i tessuti finire in discarica! Per la produzione e per i materiali lavoriamo con aziende a conduzione familiare, così da sostenere il più possibile persone reali, invece che grandi multinazionali.
In un mondo bombardato da dupes di fast fashion, trend di TikTok e sempre gli stessi riferimenti, come fai, da designer emergente, a isolarti dal rumore di fondo e restare fedele al tuo gusto e al tuo stile?
A dire il vero, resto semplicemente nella mia piccola bolla. Cerco di scrollare il meno possibile e di non paragonarmi a brand simili, perché voglio rimanere il più fedele possibile alla mia mente, alla mia visione e alla mia creatività. Penso che, se inondi il cervello di troppe informazioni – belle o brutte che siano – alla fine finisci per deformare le tue idee iniziali pur di farle rientrare in un certo archetipo.
Che consiglio daresti a chi ama la moda ma vuole allontanarsi da dupes e trend di fast fashion per concentrarsi invece sul proprio stile personale?
Direi: fate ricerca e cercate davvero di affinare la vostra identità autentica e il vostro stile personale. Che si tratti della mia mente, delle relazioni o dei luoghi fisici… per me esplorare è fondamentale. Direi di andare in una zona in cui non siete mai stati e semplicemente osservare. Una cosa che mi piace fare è annotare gli elementi che amo di ogni look che vedo, e poi cerco qualcosa di simile su Vinted!
E infine, cosa c’è nel futuro per te e per Arodazi?
I prossimi passi di Arodazi? Per prima cosa, far sentire quante più persone possibile potenti e sicure di sé. Siamo nel pieno della chiusura della summer collection e stiamo pianificando un pop-up estivo, con workshop, talk e tutte quelle cose entusiasmanti. Non ho mai avuto un unico obiettivo finale con Arodazi: voglio solo creare ciò che per me è giusto e autentico e condividerlo con la nostra community in continua crescita.



















