Se nel 2026 vivi di moda, ti serve un account OnlyFans
La moda sta ritrovando la sua vera libertà creativa proprio dove non te lo aspetteresti…
La moda ha sempre avuto un debole per la controversia. Abiti trasparenti, corpi in vista, campagne provocatorie, immagini pensate per scioccare: fanno parte del DNA dell’industria, e tutti sanno che il sesso vende. Ma prova a pubblicare alcune delle immagini più audaci della moda su TikTok oggi e ci sono ottime probabilità che vengano segnalate o relegate in fondo, senza mai arrivare nel tuo feed. Per un’industria costruita sull’idea di essere vista, la moda oggi è costretta a valutare con estrema attenzione che cosa può davvero mostrare.
Che si tratti delle famigerate e vaghe policy di moderazione di TikTok, Instagram e del suo complicato rapporto con i capezzoli o dei creator che speculano continuamente sui shadowban, i social non sono mai sembrati così censurati. E se i brand sono diventati maestri nell’assecondare l’algoritmo, vale la pena chiedersi: hanno iniziato a progettare collezioni pensando innanzitutto a lui? Benvenuti nell’era del pudore algoritmico.
Suona distopico, ma il concetto è semplice. La moda non sta necessariamente diventando più conservatrice perché i designer lo vogliono. Piuttosto, l’estetica viene sempre più filtrata da idee “leggibili” dalle macchine su ciò che è “appropriato”, adatto agli inserzionisti e sicuro per il grande pubblico (secondo pochi, selezionatissimi miliardari). Consideratela come una tassa sulla visibilità della moda.
I designer hanno sempre saputo adattarsi ai limiti, tra budget, carenze di tessuti, ritardi di produzione e imperativi di sostenibilità. Ma la moderazione dei social media è diventata a sua volta un nuovo, imprevisto vincolo produttivo. Non sta cambiando solo il modo in cui si comunicano le collezioni, ma potenzialmente il modo stesso in cui vengono concepite.
I designer non vestono più soltanto i corpi; stanno vestendo gli algoritmi, il che potrebbe spiegare perché alcuni brand hanno iniziato a guardare altrove. E no, non verso l’ennesima alternativa a Instagram destinata a sparire nel giro di sei mesi: parliamo di OnlyFans.
Nonostante la sua duratura associazione con l’intrattenimento per adulti e il notevole bagaglio culturale che porta con sé, OnlyFans è diventata, quasi in silenzio, uno dei più inattesi campi da gioco creativi per la moda. Rick Owens ha un account interamente dedicato alle foto dei suoi piedi, mentre Poster Girl ha collaborato con la piattaforma per proporre contenuti legati al proprio processo creativo. A proposito di questa scelta, le fondatrici di Poster Girl ci hanno raccontato: «OnlyFans elimina gli intermediari e permette ai creator di decidere come vogliono presentarsi, quali contenuti condividere e come monetizzarli».
Altri brand presenti sulla piattaforma includono Collina Strada, LGN Louis Gabriel Nouchi, Elena Velez, la jewelry designer Johnny Hoxton e, più recentemente, PLEASURES (che ha appena lanciato una collaborazione con OnlyFans alla Paris Fashion Week). Tutti questi marchi usano la piattaforma come parte del proprio ecosistema creativo, condividendo di tutto: dai diari di progettazione al dietro le quinte in studio, fino ai video delle sfilate e ai contenuti esclusivi. Se nel 2026 sei davvero appassionato di moda, potresti dover aprire un account OnlyFans.
Ma qui non si tratta di una moda che diventa più sessuale. Il sesso vende, certo, e il settore lo sa da sempre. Quello che sta succedendo, però, è più interessante della semplice provocazione: i designer si stanno allontanando dalle piattaforme che dettano il gusto attraverso sistemi di moderazione nascosti e si spostano verso spazi in cui possono controllare contesto, narrazione e il rapporto intimo con il proprio pubblico.
LGN x OnlyFans fotografato da Tré Koch
Louis-Gabriel Nouchi, per esempio, ha lanciato all’inizio di quest’anno un canale OnlyFans con film esclusivi, documentazione BTS, esperimenti ASMR e collaborazioni con artisti. Il designer è apparso anche in un episodio di Fashion Files su OFTV (la piattaforma di streaming gratuita di OnlyFans), portando gli spettatori direttamente dentro la creazione delle sue collezioni. «Per me non si trattava di provocazione. Si trattava di onestà», ha raccontato Nouchi a Hypebae a proposito della decisione di usare la piattaforma. «La moda parla spesso di corpo, intimità e desiderio, eppure la maggior parte dei social costringe i creator a negoziare continuamente con algoritmi e policy di moderazione».
Quando gli abbiamo chiesto del futuro di OnlyFans e della moda, Nouchi ha detto: «Credo che siamo solo all’inizio». Il designer ha poi aggiunto: «I brand del lusso cercano sempre più spazi in cui costruire relazioni dirette con le community, invece di inseguire soltanto la reach. La moda sta diventando meno trasmissione a senso unico e più accesso, racconto ed esclusività». OnlyFans si sta chiaramente ritagliando un proprio spazio all’interno del settore. Secondo Nouchi, «non vedo OnlyFans sostituire Instagram, X o altre piattaforme. Lo vedo piuttosto come uno spazio complementare, in cui i brand possono sviluppare un rapporto più curato, immersivo ed editoriale con il proprio pubblico. Per me non si tratta tanto di fuggire dalla censura, quanto di espandere le possibilità creative». Non è necessariamente la pornificazione della moda. Semmai, è un processo di de-platforming rispetto al gusto imposto dagli algoritmi.
Con OnlyFans, il pubblico arriva in modo intenzionale, invece di imbattersi casualmente nei contenuti a metà scroll. Le persone si iscrivono consapevolmente, i creator controllano ritmo, presentazione e accesso. Questo è parte di un cambiamento online molto più ampio. I media di moda stanno diventando sempre più frammentati, allontanandosi dal web aperto per spostarsi verso ecosistemi chiusi e community auto-selezionate. Gli autori lanciano Substack, i brand costruiscono canali Discord e i designer sperimentano membership in stile Patreon. OFTV sembra meno una social app e più un servizio di streaming in cui la moda può esistere alle proprie condizioni. Un tempo l’obiettivo era la viralità; oggi forse conta di più l’accesso.
I designer non inseguono più soltanto l’attenzione: cercano contesti in cui l’intento creativo possa esistere senza essere appiattito dalle metriche di engagement o ridotto a contenuto “brand safe” per gli inserzionisti. Il futuro della moda online potrebbe non essere un unico, enorme feed condiviso da tutti, ma una costellazione di piccoli mondi auto-selezionati, in cui i designer parlano direttamente a chi sceglie di seguirli fin lì. E se è così, forse la vera domanda non è perché la moda stia approdando su OnlyFans, ma se Internet mainstream non sia già diventato troppo ripulito per lasciare davvero spazio alla creatività.



















